Cambiamento climatico e sicurezza sul lavoro: i nuovi rischi

In questo articolo:

Le temperature estreme e gli eventi meteorologici sempre più frequenti stanno trasformando il modo in cui aziende e lavoratori devono affrontare la sicurezza sul lavoro.

Il cambiamento climatico introduce nuovi rischi per i lavoratori che non vanno sottovalutati.

Cambiamento climatico e sicurezza sul lavoro

Il clima cambia: quali sono i nuovi rischi in azienda

Negli ultimi anni le estati italiane registrano temperature sempre più alte e ondate di calore più lunghe rispetto al passato. Cantieri edili, campi agricoli, magazzini e aree logistiche diventano ambienti dove il caldo estremo mette a rischio la salute di chi lavora all’aperto o in spazi poco ventilati.

Parlare di cambiamento climatico e sicurezza sul lavoro riguarda la salute dei dipendenti e le responsabilità del datore di lavoro. Le aziende che non aggiornano le proprie procedure rischiano non solo sanzioni, ma soprattutto infortuni evitabili.

I nuovi rischi legati al clima

Tra i rischi climatici sul lavoro più diffusi troviamo lo stress termico, i colpi di calore e la disidratazione. Questi disturbi colpiscono soprattutto chi svolge attività fisica intensa sotto il sole, come muratori, agricoltori e operatori della logistica. I sintomi possono comparire in modo rapido: crampi muscolari, stanchezza improvvisa, calo della concentrazione e, nei casi più gravi, perdita di coscienza.

Accanto ai rischi diretti legati al caldo, il clima porta anche pericoli indiretti. Temporali improvvisi, grandinate e allagamenti possono compromettere la stabilità di cantieri e strutture temporanee, aumentando la probabilità di cadute o crolli. La gestione della sicurezza sul lavoro deve quindi includere anche eventi meteorologici imprevedibili, non solo il caldo prolungato.

Settori più esposti al rischio climatico

Alcuni settori risultano particolarmente sensibili a questi cambiamenti.

L’edilizia registra un’esposizione costante al sole durante le ore più calde della giornata. L’agricoltura affronta condizioni simili, spesso in aree rurali dove l’assistenza medica arriva con tempi più lunghi. Anche la logistica, con magazzini poco climatizzati e turni prolungati, rientra tra le attività a maggiore rischio, insieme al settore dei rider impegnati nelle consegne a domicilio.

A quale temperatura ci si può rifiutare di lavorare?

In Italia non esiste una soglia di temperatura nazionale oltre la quale un lavoratore può legittimamente rifiutarsi di proseguire l’attività. La materia viene gestita attraverso ordinanze regionali che si attivano in presenza di condizioni climatiche specifiche. Questo significa che i limiti e le tutele cambiano da regione a regione e da un’estate all’altra, in base alle temperature registrate e ai provvedimenti emanati di volta in volta.

La mancanza di una soglia unica rende ancora più importante il ruolo della valutazione dei rischi aziendale e della formazione dei lavoratori nel riconoscere per tempo i segnali di pericolo.

Qual è la temperatura accettabile per lavorare?

Non esiste un valore unico applicabile a ogni contesto lavorativo. La temperatura accettabile dipende dal tipo di attività svolta, dall’abbigliamento indossato e dal livello di sforzo fisico richiesto.

Per gli ambienti di lavoro chiusi, alcune indicazioni operative fanno riferimento a una temperatura non inferiore ai 27 gradi negli ambienti climatizzati, con una tolleranza di un paio di gradi, per evitare sbalzi termici eccessivi tra interno ed esterno.

Per le attività svolte all’aperto, la valutazione si basa invece su indici di stress termico che combinano temperatura, umidità, radiazione solare e carico di lavoro fisico. Questo approccio permette di stabilire, caso per caso, quando le condizioni diventano realmente rischiose per la salute dei lavoratori.

È possibile lavorare all’aperto in un giorno caldo?

Lavorare all’aperto durante una giornata calda non è vietato, ma diventa pericoloso quando le condizioni ambientali superano la capacità del corpo di disperdere calore.

Il rischio dipende da diversi fattori: la temperatura reale, l’umidità, l’esposizione diretta al sole e l’intensità dello sforzo fisico richiesto. Per questo motivo la valutazione non può basarsi solo sul termometro, ma deve considerare il cosiddetto calore percepito, spesso più alto della temperatura dell’aria di diversi gradi.

Cambiamento climatico e sicurezza sul lavoro

Cosa fare se sul posto di lavoro fa troppo caldo?

Un lavoratore che ritiene di trovarsi in una condizione di pericolo grave e immediato può comunque rivolgersi al proprio responsabile della sicurezza o al datore di lavoro, che ha l’obbligo di valutare il rischio e adottare le misure necessarie.

Tra gli interventi più comuni rientrano la riorganizzazione dei turni, l’introduzione di pause aggiuntive, la fornitura di acqua e la sospensione temporanea delle attività più gravose nelle ore centrali della giornata.

Il datore di lavoro ha la responsabilità di monitorare le condizioni ambientali. Deve intervenire prima che si verifichino situazioni di pericolo, aggiornando la valutazione dei rischi ogni volta che le condizioni climatiche lo richiedono.

Come aggiornare la valutazione dei rischi

Il D.Lgs 81/08 impone alle aziende di effettuare una valutazione dei rischi completa e aggiornata nel tempo. Con l’aumento delle temperature medie, molte aziende devono rivedere la propria valutazione dei rischi (DVR) includendo il rischio climatico tra i fattori da monitorare periodicamente.

Un aggiornamento efficace del DVR prende in considerazione la tipologia di attività svolta, l’esposizione diretta al sole, la durata dei turni e le caratteristiche fisiche dei lavoratori più vulnerabili. Solo attraverso un’analisi puntuale è possibile individuare le misure di prevenzione realmente adatte al contesto aziendale.

Cosa dice il decreto 81 riguardo al microclima

Il D.Lgs 81/08 affronta il tema del microclima in più punti del testo.

Il Titolo II stabilisce che la temperatura dei locali deve risultare adeguata all’organismo umano, tenendo conto dei metodi di lavoro, dello sforzo fisico richiesto, del grado di umidità e del movimento dell’aria.

L’allegato IV del testo Unico sulla sicurezza, al punto 1.9, fornisce ulteriori indicazioni generali sull’aerazione, la temperatura e l’umidità degli ambienti lavorativi.

Le novità per la sicurezza sul lavoro

Sul fronte regionale, diverse amministrazioni hanno emanato ordinanze specifiche per l’estate 2026. Queste ordinanze prevedono divieti temporanei di lavoro all’aperto nelle ore più calde per i settori più esposti al caldo intenso.

Questo insieme di novità dimostra che il rischio climatico entra sempre più stabilmente nella normativa sulla sicurezza sul lavoro. Le aziende devono adeguare le proprie procedure di conseguenza.

Il ruolo della formazione nella prevenzione

I corsi di sicurezza sul lavoro rappresentano lo strumento principale per proteggere i lavoratori dai nuovi rischi climatici. Una formazione aggiornata include moduli specifici su come riconoscere i segnali di stress termico, come intervenire in caso di malore da caldo e come organizzare il lavoro nelle giornate più critiche.

Formare i lavoratori non significa solo rispettare un obbligo normativo. Significa dare loro gli strumenti per riconoscere un rischio in tempo e agire prima che diventi un’emergenza.

Anche i responsabili HSE e gli RSPP traggono beneficio da percorsi formativi mirati. Questi permettono di pianificare interventi preventivi efficaci e di rimanere aggiornati sulle novità normative in continua evoluzione.

Buone pratiche da adottare in azienda

Le aziende possono ridurre l’esposizione dei lavoratori al rischio climatico attraverso alcune scelte organizzative.

Spostare le attività più faticose nelle ore meno calde della giornata riduce l’esposizione diretta al sole. Introdurre pause programmate permette ai lavoratori di recuperare energie e idratarsi regolarmente. Fornire dispositivi di protezione adeguati, come abbigliamento traspirante e strumenti per il monitoraggio delle condizioni ambientali, completa un piano di prevenzione infortuni sul lavoro efficace.

Queste misure, se integrate in un piano di sicurezza cantieri estate strutturato, riducono in modo significativo il numero di incidenti legati al caldo e migliorano il benessere generale dei lavoratori.

Prepararsi oggi per lavorare in sicurezza domani

Il cambiamento climatico continuerà a influenzare le condizioni di lavoro nei prossimi anni. Le aziende che affrontano questo tema con anticipo riducono i rischi per i propri dipendenti e si mettono al riparo da possibili responsabilità legali. Aggiornare il DVR, formare il personale e adottare buone pratiche organizzative sono passi concreti per costruire ambienti di lavoro più sicuri.

Per aggiornare il DVR della tua azienda o formare il personale sui rischi climatici legati al lavoro contatta APT Safety Group, avrai una consulenza personalizzata per la tua attività.

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